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lunedì 2 maggio 2011

CAMINO INGLES - Traduzione in italiano della Guida di John Walker

Posto qui per una futura consultazione la traduzione della guida del "camino Ingles" di john Walker.

La traduzione comprende il tratto di viaggio da Ferrol a Santiago de Compostela che è quello che dovrò fare anch'io quest'estate, mentre ho tralasciato la parte che inizia da A Coruna.

CAMINO INGLES - Giugno 2010 - Sigueiro - Santiago de Compostela




30 giugno 2010



C’era il vento stanotte che entrando dalle finestre aperte sulla parete opposta faceva rumoreggiare la copertura del palazzetto, o almeno così mi è sembrato quando ho aperto gli occhi sempre verso le tre. Comunque ci siamo svegliati di buon ora, la nostra intenzione sarebbe quella di arrivare a Santiago prima di mezzogiorno per la messa del pellegrino.
Anche oggi Ele ha un problema: dormire sul materasso per terra gli ha provocato un bel torcicollo, che unito al mal di piedi, il raffreddore e forse qualche linea di febbre renderà questa tappa piuttosto breve (sono solo sedici chilometri) un calvario. Carico qualche cosa in più nel mio zaino per alleggerire il suo, ma naturalmente non c’è verso
di caricarla su un autobus o un taxi e per un po’ di strada mi rassegno a sopportare i suoi lamenti legittimi, ma duro poco: è un suo modo di fare che conosco bene, quando ha qualcosa per sopportarlo meglio lo fa sopportare a tutti quelli che gli stanno attorno, ma oggi non sono in vena. Prendo su e parto col mio passo e cammino da solo nel silenzio dei boschi fuori Sigueiro. Dopo 50 minuti mi accorgo però che tra le varie cose mi ero attaccato allo zaino anche la sua borraccia con l’acqua allora mi fermo per aspettarla. Ne approfitto per svestirmi, sono le otto ma fa già caldo. Tre
pellegrini spagnoli con tanto di croce al seguito mi passano davanti. Poco dopo arriva la mia “croce”.
L’inizio della tappa è ancora molto bello, si cammina per una decina di chilometri nei boschi, poi ci sono anche alcuni tratti brevi a lato della strada statale, ma solo per collegare altri tratti di sentiero sopraelevato. Ho deciso di far risparmiare a Ele un paio di salite allora percorriamo un tratto sulla statale senza seguire le frecce che ci manderebbero nuovamente sulla collina, infatti dopo mezzo chilometro incontriamo il cammino che scende e si ricongiunge alla strada che abbiamo percorso (che imbroglioni!). Poi si entra da est di Santiago attraverso la zona industriale e la periferia. Qua ci si accorge subito che qualcosa è cambiato: le persone che incontri nemmeno ti guardano e sono tutte troppo indaffarate
per rivolgerti un sorriso. Tutto normale, più la città è grande, più la gente si fa i fatti propri.
Sono da poco passate le undici quando ci avviciniamo al centro storico e si incominciano a intravedere le guglie della cattedrale. Non so perché ma questo tratto è stato molto emozionante, non l’ho fatto, ma avevo voglia di fermarmi e piangere come un bambino (di questo momento ne abbiamo parlato successivamente e so che anche a Ele è successa la stessa cosa). Finalmente anche lei sembra aver ripreso un minimo di buon umore, forse sapendo che le sue fatiche si stavano concludendo. Prima di arrivare in praza de obradorio vengo chiamato dalle immancabili signore che vogliono offrirti un letto per la notte. La piazza è piena di pellegrini e di turisti, la cattedrale è stupenda malgrado sia costruita con
quella pietraccia grigia con cui sono costruiti tutti i palazzi del centro storico. Ci rechiamo all’ufficio del pellegrino per mettere l’ultimo sello e ricevere la compostela; sulla sinistra prima della scala dove finisce la coda di persone in attesa c’è un mucchio di legna, sono i bordoni abbandonati dai pellegrini giunti fin lì. Lanciamo i nostri nel mucchio sapendo che non ci potranno accompagnare fino a casa (non ci sta nel bagaglio a mano). Depositiamo gli zaini e andiamo in chiesa. Troviamo stravaccati sulla scalinata Alessandro, David e Costanza anche loro giunti alla meta,
probabilmente andranno a Fisterra.
Sono le dodici e trenta, la messa è iniziata da poco e non c’è un posto per sedersi. Nella folla vediamo anche la coppia di danesi che probabilmente a Sigueiro ha dormito in albergo. Ci sediamo su un gradino, vicino a una coppia madre e figlia che faticano a stare in piedi.. ..devono averne fatta di strada. Alla fine c’è anche la benedizione col rito del
botafumeiro, molto spettacolare, infatti non c'è persona che non scatti foto o faccia filmati dell’evento.
Dopo la messa ci fermiamo in un ristorantino accanto alla cattedrale per l’ultimo menù del dia, anche qui mangiamo bene senza spendere chissàche.
Nel pomeriggio fa molto caldo e la folla della mattina è sparita dalla piazza. Rientriamo nella cattedrale per fare la visita alla cripta e il rito dell’abbraccio alla statua di san Giacomo. Prendiamo i primi souvenir e ci rechiamo all’ostello che ho prenotato prima di partire. È un po’ lontano dal centro storico per cui mi carico tutti e due gli zaini in spalla perché la voglia di camminare di Ele è pari a zero. L’ostello Santosantiago è un posto più che decente, niente di diverso rispetto alle sistemazioni avute lungo il cammino, solo che è pieno di gente e non c’è la privacy del camino ingles. In più siamo gli ultimi arrivati e dobbiamo accontentarci di due letti al piano “alto” di un letto a castello e questo è un po’ un problema per mia moglie e il suo torcicollo. Tra l’altro mi aspetto sempre gli ostelli come posti frequentati solo da giovani e invece ci saranno stati si e no dieci ospiti più giovani di noi. Dopo esserci sistemati e rinfrescati facciamo un giro al centro commerciale lì vicino e mangiamo qualcosa in un Mc Donald’s prima di andare a dormire. L’unico neo di questo ostello è che ci ha dato l’orario di ingresso notturno: non che volessimo fare le ore piccole, ma di certo la vita notturna di Santiago de Compostela non potrò descriverla questa volta.





CAMINO INGLES - Giugno 2010 - Hospital de Bruma - Sigueiro




29 giugno 2010

E vengo svegliato alle sette, ma il mio corpo avrebbe dormito fino a mezzogiorno. La tappa di oggi non è difficile ma è un po’ lunga, meno di trenta chilometri comunque. Ele è raffreddata, ma si è svegliata con buono spirito e voglia di partire. Ieri non ho scritto nulla e dopo uno spuntino con la torta avanzata il giorno prima butto giù qualche appunto anche se credo che la tappa di ieri la ricorderemo per tutta la vita :-). Alla fine siamo gli ultimi a partire e facciamo un po’ di strada con Fiorella. Vive a Londra e dice che fa il cammino come “ringraziamento” per i cinquant’anni di matrimonio. Sul momento la cosa è passata senza che me ne accorgessi, ma sarà solo scrivendo queste poche righe a casa che mi verrà in mente quello che mi aveva detto la signora Manzoni sulle motivazioni più disparate per percorrere il cammino di Santiago e ricorderò che ci aveva parlato sicuramente di lei. (questa cosa mi spiazza un po’, non credendo al destino, alle coincidenze, alle provvidenze...). Dopo alcuni chilometri in leggera discesa arriviamo a un bar e ci separiamo da Fiorella che prenderà un autobus per A Coruña: dev’essere bello andarsene a zonzo per il mondo senza l’ossessione di un lavoro che ti aspetta a casa, ho voglia di andare in pensione!
Al bar bevo il peggior tè cha abbia mai bevuto in vita mia e mangiamo kit kat. Al secondo bar che incontriamo poco dopo prendiamo dei panini per il pranzo: oggi non guarderò la guida, che già ho seguito poco ieri, e da quello che ho capito da Beniño non dovrebbe esserci più niente da qui a Sigueiro. Ma avevo capito male dato che sul cammino troviamo ancora un paesino con un bar-ristorante dove incontriamo Alessandro e David che stanno mangiando. Prendiamo da bere e mangiamo i nostri panini. C’è poco da raccontare: si scende dalla collina attraverso i boschi e si incontra qualche casa isolata. Dopo circa venti chilometri siamo in pieno pomeriggio e il sole morde sulle nostre spalle. Ci fermiamo in una casa a chiedere acqua che non ci rifiutano. In questa tappa, a parte i bar, non abbiamo incontrato punti di ristoro come lavaderos o fuentes che si incontravano spesso fino a ieri; inoltre ci sono almeno quattro o cinque chilometri tutti diritti su una strada sterrata in mezzo ai boschi. C’è qualche saliscendi, ma il paesaggio è piuttosto noioso. Per fortuna le salite sono poche e non si fa una gran fatica.
Alessandro e David ci superano anche oggi, mentre ritroviamo accampati nel bosco il trio spagnolo che non ha mai fretta di arrivare e stanno facendo una siesta.
Infine si giunge alla periferia di Sigueiro e perdo le frecce gialle nei pressi della zona industriale. Anche prendendo la guida non riesco a ritrovare il cammino e allora entro da un meccanico e chiedo le indicazioni per arrivare al palazzetto dello sport (pavillon polideportivo) dove dormiremo questa notte: i pochi albergues per i pellegrini del camino ingles infatti finiscono a Bruma e non c’è altra sistemazione se non l’hostal Miras in paese (ma che è stato sconsigliato da un pellegrino su un forum tra i tanti che ho letto) (1).
Arrivati alla palestra c’è già Alessandro seduto fuori in compagnia di una sua amica con la quale aveva appuntamento proprio lì, mentre David e all’interno con la signora Gemma che si occupa di accogliere i pellegrini qui a Sigueiro. Anche lei ci mette una gran passione in quello che fa e ti sommerge con un fiume di parole spiegando mille volte come funziona,
come ci si deve comportare nel caso di attività in palestra, dove poter mangiare e magari guardare la partita: un monumento a questa signora!
Facciamo una doccia bollente e il bucato e dato che c’è molto posto stendiamo sul filo che ci siamo portati da casa. In questi giorni la macchina fotografica mi è caduta parecchie volte e solo ora mi accorgo che ha qualche problema al software, ma scatta ancora. È presto, le forze per uscire a fare un giro sono davvero scarse, abbiamo ancora nelle gambe la marcia del giorno prima allora ce ne stiamo un po’ sulle tribune a riposare e a scrivere qualche riga sul diario del pellegrino. Dobbiamo cenare e ci rechiamo claudicanti a “el Cortes” dove c’è un gran fermento per la partita Spagna – Portogallo, derby molto sentito qui in Galizia, e troviamo a fatica un posto per due. Mangiamo bene e spendiamo poco nel caos del tifo calcistico.
Dopo le ventidue c’è ancora il sole e ci sono i negozi aperti per cui prendiamo qualcosa per il giorno dopo. Il silenzio della strada deserta viene rotto da un urlo collettivo: la Spagna ha fatto goal, questa scena mi ricorda tanto un film di Fantozzi. Giungiamo alla palestra troppo presto e ci rassegniamo ad aspettare gli altri con le chiavi, ma fortunatamente incontriamo Gemma che abita li vicino e ci apre. Non faccio a tempo a mettermi nel sacco a pelo che sto già dormendo.





(1) nel corso dell'anno successivo al cammino  sempre su internet mi è capitato ancora di leggere commenti negativi sull'hostal miras, ma sappiate che dormire per terra su un materasso non è sempre il massimo (scopritelo leggendo l'ultima tappa)