ciao a tutti quelli che passeranno di qui. Se avete dubbi, domande e curiosità non esitate a chiedere, magari commentando qualche post.

lunedì 2 maggio 2011

CAMINO INGLES - Giugno 2010 - Mino - Hospital de Bruma

28 giugno 2010

Naturalmente come le ultime due notti ho spalancato gli occhi verso le tre, giusto in tempo per sentire gli ultimi suoni provenienti dal centro di Miño, musica da ballo latino americano che va tanto di moda anche dalle nostre parti.
Poi ho sonnecchiato fino alle cinque e completati i preparativi in punta di piedi siamo partiti verso le sei. È ancora buio e l’aria è fredda. Il bucato di ieri non è completamente asciutto, allora con le mollette attacchiamo qualcosa agli zaini.
A pochi metri dall’albergue c’è una palestra e

vediamo che anche lì qualcuno è già sveglio e sta preparandosi per la giornata: lì alloggia la comitiva di ragazzi che si era fermata a Neda e qualcuno degli adulti che li accompagna si sta già dando da fare attorno a qualche fornello da campo, probabilmente per preparare le colazioni.
Noi per ora la colazione la saltiamo nella speranza di trovare sul cammino qualche bar aperto.

Usciti da Miño dopo il ponte “do Porco” ci aspetta subito una salita infernale. Fino a Betanzos è un continuo saliscendi nei boschi tra piccoli borghi dove non si trova un bar aperto. Per strada però si trovano molte zone con fontane o levaderos dove ci si può riposare e rinfrescarsi. Dopo due ore di cammino ci siamo accorti che Ele ha perso i suoi pantaloni che aveva steso sullo zaino e dato che secondo lei la
colpa è mia (dovevo starle dietro invece di andare sempre forte in salita) torno indietro per un chilometro correndo libero dal peso dello zaino senza trovarli. Un peso in meno da portare. Nel frattempo però ho recuperato due bastoni nel bosco della misura giusta per lei sperando che le possano servire.
Arriviamo a Betanzos prima di nove e mezza: tanto

per capire ci abbiamo messo quasi tre ore e mezza per fare meno di nove chilometri, con il nostro solito passo calmo, ma anche per le tante salite e soste che abbiamo fatto. Abbiamo fatto un breve giro nel centro storico e poi verso il centro della città nuova camminando per un’altra salita ripidissima. La piazza principale è già piena di gente nei negozi e nei bar aperti (in periferia non apriva nessuno prima di
9:30!). Tra molti bar eleganti ci fermiamo in quello più alla mano per un caffè doppio e croissant (doppi) all’aperto. Il freddo ormai è sparito e ci aspetterà una giornata rovente.
Mentre Ele finisce di far colazione approfitto per far timbrare la credenziale all’ufficio del turismo che è proprio nella piazza e chiedo indicazioni per uscire dalla città. Poi approfittiamo dei negozietti per fare
provviste: le informazioni in mio possesso mi dicono che dopo Betanzos ci sarà un altro posto dove rifocillarsi, ma poi più nulla per chilometri: pane, chiorizo, frutta, acqua e coca cola a volontà. Uscendo dalla città, nei pressi del monumento al pellegrino (sempre in cima ad una salita, tanto per cambiare), troviamo un paio di piccoli cani aggressivi che vorrebbero impedirci il passaggio, ma si calmano subito alla vista del bastone (io l’avevo preso solo per questo).
Alle tredici, dopo un paio d’ore di boschi e sole a picco, dove tra l'altro abbiamo trovato un sacco di cartelli che pubblicizzavano un numero di telefono per chiamare il taxi, nei pressi di Limiñon o giù di lì, troviamo un piccolo cimitero con l’immancabile chiesetta al centro che facendo ombra ne fanno un

luogo perfetto per fermarsi, riposare e pranzare. Devono averla pensata come noi anche altri tre giovani pellegrini spagnoli che se ne stanno sdraiati per terra a sonnecchiare; uno di loro apre un occhio e sorridendo ci augura “buen camino”.
Ci fermiamo. Appoggiati al muro mangiamo solo un po’ di frutta e usiamo la fontanella con un secchio di pietra alla base per bagnare i piedi. È bastato
davvero poco per farci ritornare le energie. Dopo mezz’ora siamo pronti a ripartire e in quel momento arrivano anche Alessandro e David che sono partiti un’ora dopo di noi questa mattina e ci hanno già raggiunti. Per tutto il giorno sarà un continuo rincontrarci sul cammino, loro ci superano sempre, poi li raggiungiamo quando si fermano a riposare. Anche i tre spagnoli quando camminano vanno come treni, ma poi li troviamo seduti da qualche parte nei boschi, magari a cucinare qualcosa col fornellino da campeggio. In una casa (grazie anche ad Alessandro e David che ci sono arrivati prima di noi) ci offrono acqua fresca ed è un vero sollievo perché non c’è un filo di vento, il caldo non è afoso, ma si fa sentire e nei boschi gli alberi non fanno ombra abbastanza per avere un po’ di frescura. Passiamo poi per il bar Julia, avrei preso un gelato, ma non trovo nessuno al banco.
Andiamo avanti, la guida dice che c’è una fuente con acqua freschissima sulla riva di un torrente, ed è vero, ma c’è attaccato il simbolo di “non garanzia di potabilità”. Ci rinfreschiamo solamente, ma poi arriva un hombre del luogo che la beve senza problemi e ci spiega che l’acqua arriva da un lago in cima ai monti e
la giunta non avendola trattata non può garantirla. Ne bevo subito un litro e riempio le borracce. Ci riposiamo bene perché da lì ci sono ancora dieci chilometri di cui almeno tre di salita bella dura. Il primo tratto su asfalto è pendente, ma sopportabile. Ele già annaspa, ma su una seat ibiza grigia arriva Benigno, l’hospitalero di Bruma che sta facendo un giro per controllare se stanno arrivando dei pellegrini: si offre di portare all'albergue almeno gli
zaini, ma io stoicamente rifiuto, anzi spero proprio che Ele accetti un passaggio e si faccia portare, perché è proprio distrutta. Invece vuole finire la tappa, ma cede lo zaino al signore e proseguiamo. Sono le diciassette. Il señor ci dice che tra un paio d’ore saremmo arrivati andando con calma.
Ci sono quei tre chilometri davvero terribili: non ho
mai sofferto nessuna salita in questo cammino, ma questa mi ha tolto davvero il fiato. Andiamo pianissimo e ci fermiamo mille volte. Ele senza zaino sembra andare meglio, ma la pendenza stronca subito la sua voglia di camminare ritrovata, poi, poco alla volta, superiamo anche questa. Non so quanto ci abbiamo messo, di certo più di un’ora. Subito dopo ci si può dissetare e la salita si fa
talmente dolce che sembra pianura, ma mancano ancora più di sei chilometri.
Sempre con passo blando e stanco andiamo avanti mangiando allegramente pistacchi, ma
il tempo passa e l’albergue sembra non arrivare mai. Sono già parecchie ore che non guardo la guida e non so a che punto ci troviamo. Alla fine trovo l’unico bivio non segnalato e anche la guida non mi aiuta molto. Avrei dovuto trovare un ponticello su un torrente e in effetti, ascoltando bene, il rumore dell’acqua proveniva dalla mia destra e naturalmente ho preso la strada a sinistra e mi sono fatto almeno un chilometro per niente prima di arrendermi e tornare al bivio dove avevo lasciato Eleonora. Nel frattempo sono giunti i tre ragazzi spagnoli che dopo qualche indecisione vanno nella giusta direzione. Proseguiamo senza seguirli (vanno ancora forte) e alla fine arriviamo a destinazione. Il sole è ancora alto nel cielo, ma sono le venti e trenta. Più di quattordici ore di cammino.


Beniño e Carmen, gli hospitaleros di Bruma sono ormai un’istituzione del camino ingles, sia perché sono gli unici, sia per la passione con cui svolgono “questa missione”. Ad ogni pellegrino che arriva viene mostrato il rifugio, assegnato il letto, ordinato anche la cena dal albergo vicino (Meson Novo) per chi è troppo stanco per cucinare o non ha voglia di farsi altri due chilometri per raggiungere l’unico ristorante della zona. Abbiamo fatto un po’ di casino per il sello perché Ele non trovava più la carta d’identità, ma poi tranquillamente ci siamo fatti la doccia mentre aspettavamo l’ottima cena, pasta fredda per due, carne asada per Ele, merluzzo per me, e torta di Santiago; oggi ho fatto io il bucato (poca roba, come sempre) e poi due chiacchiere prima
di andare a letto distrutti. E qui apprendiamo che il tedesco e i due danesi non sono riusciti a finire la tappa e hanno approfittato del taxi per farsi venire a prendere nei boschi :-) e guardano tutti mia moglie con molto “respect” per avercela fatta. Facciamo qualche foto perché probabilmente non si fermeranno a Sigueiro, ma raggiungeranno direttamente Santiago con altri mezzi. La famiglia spagnola e la comitiva di ragazzi (che pare fossero attesi all’albergue) non sono arrivati, avranno saggiamente diviso la tappa in due parti, in compenso c’è un altro pellegrino spagnolo e Fiorella, una signora anglo italiana originaria di Bologna che fa solo qualche chilometro al giorno godendosi con tutta tranquillità le bellezze di questo cammino. La giornata termina ed è bastato avvicinarmi al letto per addormentarmi. Anche stanotte ho aperto gli occhi mentre tutti dormivano ma è stato solo un attimo, troppo stanco per pensare ad altro tiro dritto fino a quando mi sveglieranno.

CAMINO INGLES - Giugno 2010 - Tappa Neda - Mino

27 giugno 2010

Alla fine ci svegliamo tardi anche questa mattina; la prima notte con gli altri pellegrini è andata via liscia (non che non ci sia abituato, ho fatto il militare….) anche se avrò dormito si e no cinque ore, mentre Ele russava che è un piacere. Il tedesco e i due danesi sono mattinieri, fanno colazione e partono. Cominciano i primi acciacchi: Ele suda freddo e ha forti dolori mestruali e si deve rimettere a letto per mezz’ora prima che gli passino. Partiamo alle nove e mezza mentre la famiglia spagnola sta ancora sistemando le proprie cose (sono stracarichi, mi fanno venire il dubbio che siano in macchina J ). Costeggiamo per un po’ il fiume ammirando la natura, quindi passiamo per il centro storico di Neda (niente di particolare) e se non fosse per un simpatico señor avrei sbagliato subito strada.

Non abbiamo ancora fatto colazione, allora ci fermiamo al Cafè Hermida che è sul cammino ed era pubblicizzato con un cartoncino sul muro dell’albergue con lo slogan “noi vi facciamo la colazione!”. Mi aspettavo chissà cosa, invece il bar è deserto e ha anche la macchina del caffè spenta e dobbiamo aspettare che si scaldi.

Anche la simpatica vecchietta dietro al bancone si scandalizza quando gli ordiniamo solo il caffè e nada leche, che sembra che in Spagna si beva solo col latte. Poi però ci offre anche una fetta di torta di Santiago e ci regala una biro e un quadernetto per annotare gli appunti del cammino. La signora Henerosa (di nome e di fatto) si è meritata una foto con Ele e un angolino nei nostri ricordi.


Fuori Neda inizia un percorso con alcune salite belle dure, ma strada facendo mi accorgo i continui saliscendi avrei potuto evitarli se invece di seguire le frecce gialle avessi seguito la strada principale. Questo cammino sarà fatto spesso così con tante deviazioni per cercare panorami o la tranquillità delle strade secondarie o dei sentieri tra i boschi.



Cominciamo ad incontrare i primi lavaderos che sono fontane con vasche usate anticamente per lavare i panni dai quali prendiamo ombra e acqua fresca anche perché quando siamo partiti minacciava pioggia, invece camminando è uscito un timido sole e comincia a fare caldo davvero.


Sarà lo zaino, ma quando passiamo quasi tutti ci salutano e ci augurano buen viaje.
Mi capita un paio di volte di sbagliare strada e comincio a pensare che la mia traduzione della guida in inglese abbia qualche lacuna, comunque chiedendo qua e la abbiamo trovato la retta via anche se una commerciante ci ha mandato totalmente fuori strada.

I primi undici chilometri fino a Cabañas sono quasi tutti tra i boschi. Ho le gambe dure, ma il peso dello zaino che prima della colazione si faceva sentire ora pare diminuito.

Cabañas è una località turistica. C’è una bella spiaggia alla fine
della pineta con tanti chioschi e bar dove poter mangiare. Abbiamo ancora qualche provvista presa a Neda il giorno prima e decidiamo di sederci su una panchina all’ombra e mangiare quello che abbiamo nello zaino. C’è tanta gente in spiaggia e altrettanta sotto i pini a fare pic nic. Nel mare quasi nessuno e il perché lo capisco appena ci metto piede: l’acqua è gelida e ci vuole coraggio per tuffarsi; i miei piedi comunque “ringraziano” J.
Dopo aver riposato e preso un caffè partiamo, ma dopo mezzo chilometro mi accorgo di aver perso la guida e torno indietro a cercarla preso “inutilmente” dal panico. La ritrovo nella pineta e nel frattempo ritrovo anche Willy che ha da poco finito di mangiare e se ne va tranquillamente per la strada sbagliata. Lo chiamo e facciamo un po’ di strada insieme. E’ di Monaco di Baviera, è pensionato e non è il suo primo cammino di Santiago. Si ferma spesso a fotografare per cui ci lasciamo dopo il ponte sull’Eume.
Seguiamo il cammino attraverso la cittadina di
Pontedeume in un percorso tutto per un salita che sembra non finisca mai. Alla fine c’è una bellissima vista ma siamo a pezzi. Iniziano di nuovo i passaggi nei boschi ancora in salita. Ele le soffre mentre a me fanno male le gambe in discesa (che coppia!). Willy ci raggiunge e ci supera mentre stiamo cercando refrigerio all’ennesimo lavadero: ci fermiamo a tutti quelli che troviamo per rinfrescarci e cambiare l’acqua

delle borracce, dato che dopo pranzo è uscito il primo sole vero ed è una mazzata. Nel bosco troviamo anche una fontanella e un’altra area per riposare. Anche il tedesco si ferma spesso a riposare per cui facciamo ancora dei tratti di cammino insieme fino all’area pic-nic presso il ponte sul Baxoi (alla fine di una discesa, di fronte ad una ditta che commercia opere in calcestruzzo che si chiama “guntin” .....vedi guida...) dove c’è una
fontana di acqua fresca e tanta ombra. Dopo mezz’ora di sosta e una chiacchierata in anglospagnoitalotedesco con willy (al quale regalo la mia guida di J. Walker in inglese) ripartiamo insieme verso Miño, ma poco dopo mi accorgo di aver smarrito ancora la mia guida in italiano (la tengo infilata tra le cinghie dello zaino) e torno indietro a cercarla. Prima di raggiungere i miei compagni di viaggio passo mezz’ora da solo. Arriviamo al paese e all’albergue del pellegrino faticando ancora per qualche salitella. Giunti alla meta scopriamo che l’albergue è chiuso. Fuori ci sono i due danesi che hanno già chiamato l’addetto della protezione civile che aveva promesso che sarebbe arrivato i lì a poco ma è già un ora che aspettano e non si è fatto vivo nessuno. È domenica e c’è la festa del paese e la funzionaria pare sia scazzatissima. Nel frattempo parliamo (più o meno) di calcio, di cibo, del cammino, e dopo un’ora buona arriva “l’hospitalera”. Sì è unito ai pellegrini anche un ragazzo romano (Alessandro, riconosco subito che è italiano dal “Garzanti” che esce dallo zaino), poi arriverà anche un giovane spagnolo (David) pieno di vesciche ai piedi e per ultimi la famigliola spagnola di ieri che a giudicare dalle facce non hanno la macchina J. L’albergue pulito e ordinato è più piccolo e meno confortevole di quello di Neda. La doccia fatta è rigorosamente fredda e l’attrezzatura in cucina scarseggia, ma ci si può vivere qualche ora. Salgo in paese in cerca di cibo. Ele è distrutta ed è rimasta al rifugio a fare il bucato per cui dovrò portarle qualcosa. Due panini giganti con hamon cerrano e del buon polpo alla feria saranno la nostra cena. Il sole non tramonta mai da queste parti ma per noi è già ora di dormire anche se, come a Neda, c’è la festa che chiama coi suoi rumori e la sua musica. Abbiamo deciso di arrivare fino a Bruma facendo tutta la tirata e dovremmo alzarci presto.

CAMINO INGLES - Giugno 2010 - Tappa Ferrol - Neda

26 giugno 2010

Mi sveglio presto anche se stanotte ho dormito poco mentre Ele tira dritto. Infilo qualcosa nello zaino per passare un po’ il tempo ed esco a fare un giro. Sul pianerottolo, mentre aspetto l’ascensore, guardo fuori dalla finestra e sul tetto della casa adiacente c’è colui che mi ha tenuto sveglio stanotte. Il gabbiano probabilmente abita lì. Noto anche che dev’essere piovuto di prima mattina, per la strada ci sono pozzanghere e il cielo è nuvoloso. Prendo le credenziali e vado all’ufficio del turismo nel palazzo della Xunta de Galizia che dovrebbe aprire anche il sabato dalle 10 alle 12,30 in questo periodo per mettere il primo sello. All’ingresso c’è una guardia armata e il metal detector da attraversare, poi si va al primo piano dove un impiegato che parla italiano meglio di me mi da tutte le spiegazioni del caso, anche quelle che non mi servono, una guida (in italiano) e una bella mappa della città con le indicazioni per dirigersi verso Neda, e infine mette il primo timbro sulla credenziale e ....buen camino. Appena riaccendo il cellulare uscendo dal palazzo (non so per quale motivo, ma la guardia mi aveva chiesto di spegnerlo) mi arrivano i messaggi di Ele che si è fatta prendere dal panico quando non mi ha visto nella stanza J La raggiungo e ce ne andiamo, zaino in spalla pronti a partire, anzi no, pronti a far colazione. Tornando dall’ufficio ho perlustrato la zona e ho trovato un posto dove vendono un sacco di brioche. Sono già le undici e facciamo una colazione abbondante e anche qui assaggiamo una cosa nuova che si chiama “gofer” se non sbaglio che è una specie di brioche con la superficie fatta tipo alveare con quadrati/esagoni vuoti riempiti nel nostro caso con cioccolato. Purtroppo l’abbiamo trovato solo a Ferrol e resterà un dolce ricordo. Ci rechiamo anche in un supermercato per fare qualche provvista e per cercare un coltello, dato che nel bagaglio a mano era vietato portarne uno con se. Ripieghiamo su dei coltelli di plastica da pic nic e ce ne andiamo. E’ già mezzogiorno e calle Real è molto animata, gente che fa shopping, ma anche qualche comitiva di turisti.

Ci avviamo con calma verso la darsena turistica dove cominceremo davvero a camminare e incrociamo il primo pellegrino dei pochi che troveremo su questo cammino e dal passo che sta tenendo credo proprio che non lo vedremo mai più. Anche al porticciolo c’è un chiosco dell’ufficio del turismo e riesco a scambiare due parole con l’impiegata prima che chiuda per andare a pranzo. Poi attraversata la strada c’è una pietra con la targa che indica il punto di partenza dove scattiamo la foto di rito.

E via ora, con calma in un vicolo malandato dove passeggia indisturbato un gabbiano.
La tappa di oggi sarà breve e non c’è nessuna fretta. Abbiamo tempo di fare i turisti, di scattare qualche foto e guardare ancora i negozi del centro per poi avviarci verso la periferia costeggiando sempre il mare.


I primi passi in discesa e incontriamo due donne in bici che giudicano subito la nostra andatura e capiscono che oggi ci fermeremo a Neda. Una delle due ci dice che l’anno scorso hanno fatto il camino ingles in bici e senza zaino e ci consigliano di saltare Neda e andare direttamente a Pontedeume che è più bella e di visitare Cabanas e Betanzos. Mi accorgo di non aver preso il pane quando eravamo in centro allora torno indietro all’ultimo negozio di alimentari incontrato sul cammino e subito mi notano due ciclisti che con molta premura mi avvertono che sto sbagliando strada e che per Santiago si va dalla parte opposta. Sono tutti molto gentili con noi pellegrini.


Ele vorrebbe la conchiglia di Santiago da attaccare allo zaino, ma qui non ne vendono, allora approfittiamo del passaggio vicino ad una spiaggia per cercarne qualcuna. L’Atlantico ha buttato sulla riva solo i gusci di grosse vongole, ma anche conchiglie simili a quelle che stavamo cercando, solo piatte e un po’ fragili e sempre rotte. Ne teniamo qualcuna per ricordo, ma compreremo quella che cerchiamo nei negozi di souvenir nella città santa. Uscendo dalla spiaggia mi accorgo di avere della sabbia in una scarpa
che non è malconcia, ma che è comunque a fine carriera e questo non è un buon segno. Spero che resistano per i prossimi 110 km.


Giriamo attorno al fiordo passando una zona industriale e cominciando a incrociare l’Autovia dell’Atlantico, un’infrastruttura che incroceremo spesso sul nostro cammino. Incontriamo anche i primi sentieri nei boschi e le prime salitelle. Ele che in pianura, forse per eccessivo entusiasmo, mi distacca sempre comincia a faticare.

Ci vorrebbe un bastone (lei ne vorrebbe due, da trekking) e prima di arrivare a Neda seguo un sentiero in un boschetto trovo subito il bordone che fa per lei (o forse è il bastone che si è fatto trovare…. ). I questo primo tratto il camino ingles incrocia altri due cammini “locali” di cui non ricordo il nome simboleggiati da un pesce rosso e le “nostre” frecce gialle si mischiano a delle frecce bianche e rosse. Ho con me la guida di Mr. John Walker che consulto ogni tanto e mi accorgo che ci sono due punti con la pietra senza mattonella segnavia e la freccia gialla che contraddice la guida: ho seguito la guida e non mi sono perso.

Tra Xubia e Neda troviamo parecchie fontane di acqua “pubblica” con la potabilità garantita dalla Xunta de Galizia, ma consiglierei di berla solo a chi si trova al limite della disidratazione perché ha il sapore simile all’acqua della nostra piscina!

Arriviamo a Neda alle 17 ed esce anche il primo raggio di sole della giornata. C’è molta gente sulla riva del fiume, pare ci sia la prima tappa del campionato gallego di moto d’acqua, ma non passiamo inosservati. Sull’altra sponda, attraversato un bel ponte pedonale di legno c’è l’albergue del pellegrino.
La struttura è perfettamente in ordine e non è così isolata come avevo letto da qualche parte su internet.
Davanti ad esso c’è un grande spazio verde con alberi e un paio di tavoli di legno con panche e molti ragazzini che giocano. Al suo interno troviamo altri tre pellegrini, una coppia di danesi (dormono) e un tedesco, Willy, il pellegrino che avevamo incrociato questa mattina a Ferrol. L’albergue non ha hospitalero, ma è gestito dagli addetti della protezione civile che ogni tanto dopo le 16 passano da qui per vedere se è arrivato qualcuno, registrarlo, timbrare la credenziale e dare le spiegazioni del caso. Tra l’altro ci hanno consegnato le chiavi nel caso avessimo voluto uscire a fare festa (alle 23 bisogna chiudere) ma non le useremo. Inoltre accanto c’è una palestra dove alloggerà una comitiva di giovani pellegrini e l’addetto si deve occupare anche di loro. Facciamo la doccia, il primo bucato dato che per avere lo zaino il più leggero possibile abbiamo preso il minimo indispensabile e 10€ di spesa al supermercato vicino per farci da mangiare. La cucina dell’albergue è bella ma mancano molte cose, però riusciamo a cucinarci comunque un bel piattone di spaghetti e uova sode con prosciutto, quanto basta per riempirci la pancia. Arriva anche una famiglia spagnola con figli adolescenti (peccato che i nostri siano rimasti a casa), ma ci scambiamo solo qualche saluto. Alle prime luci del tramonto Ele è ancora indaffarata a sistemare il suo bastone cercando di renderlo più bello e confortevole togliendogli un po’ di corteccia, mentre io butto giù qualche riga nel tentativo di tenere un diario di questo nostro viaggio. Era molto che non scrivevo, la biro va da sola ed è anche rilassante. Internet e la tv non mi mancano oggi. Malgrado la tappa non sia stata dura andiamo a letto “stanchi”. Alle 3 del mattino mi sveglio e sento della musica, da qualche parte là fuori ci dev’essere una festa che sta per finire. Sarà un caso, ma tutte le notti fino a Santiago mi sveglierò a quest’ora.



CAMINO INGLES - Giugno 2010 - A Ferrol

25 giugno 2010





Sulle origini e la storia di questa città potete leggere qualcosa sulla pagina
di wikipedia (http://en.wikipedia.org/wiki/Ferrol,_Spain) ad essa dedicata senza che io vada a scopiazzarla direttamente J. E’ situata nel nord della spagna in un fiordo sull’oceano atlantico che ne ha sempre fatto un luogo ideale per un porto. Infatti è ancora oggi una base navale militare (pare lo sia da secoli) ed è la sede di importanti cantieri navali spagnoli.


I vicoli che partono dalla darsena turistica, sono piuttosto decadenti, se non fatiscenti, ma non li trovo tanto diversi dai centri storici di alcune nostre città di mare. Subito dopo, passando per calle Real, la via principale con i negozi e gli alberghi pare di essere in una qualsiasi cittadina del nord Italia, a me la zona pedonale ricordava un po’ Cremona, se non fosse per le terrazze di tutte le case che sono chiuse da verande con finestre all’inglese e l’immancabile verso del gabbiano presente a tutte le ore del giorno e della notte.

Nelle strade parallele o perpendicolari a calle Real si notano i segni della crisi con molti negozi e locali chiusi ed è forse più per questo che mi ha fatto venire in mente la zona adiacente al centro di Cremona, che quando ci sono stato l’ultima volta aveva molte vetrine “vuote”. Senza neanche saperlo ho prenotato una stanza in uno degli alberghi più belli di Ferrol:









El Suizo è un vero e proprio monumento e quando ci arriviamo davanti mi stupisco che mi abbiano chiesto “solo” 54 € per dormire (siamo in due). Poi quando ci assegnano la stanza capisco subito perché, la camera 703 è in mansarda, ma questo non toglie che sia la miglior stanza d’albergo in cui abbiamo alloggiato nel corso delle nostre (poche e povere) vacanze. Ele ne è entusiasta, le pare di essere in una reggia.




Dopo la doccia mi metto nel letto e quasi non mi alzerei più, però dobbiamo ancora cenare allora ci facciamo un primo giro per il centro e alla fine ci infiliamo al Cantegrill che sembrerebbe una tavola calda molto alla mano, ma scopriamo che fanno anche la pizza (e a quanto apprendo dai commenti su internet fanno la miglior pizza di Ferrol). Io ordino il mio primo “menu del dia” a caso perché provo a chiedere cosa sono certi piatti, ma la stanchezza mi impedisce di tradurre alcunché, mentre Ele mangerà una pizza. Il primo piatto erano quattro panzerotti ripieni di formaggio e prosciutto, mentre il secondo era riso alla cubana (uno sformato di riso con sopra un’intingolo accompagnato da un uovo all’occhio di bue) per poi concludere con dei dolcetti al cioccolato di provenienza uruguaiana (almeno la ricetta). Nella sua semplicità è stato tutto buonissimo, anche le due Estrella Galizia che mi sono tracannato e anche la pizza non era malvagia. Scopro facendo due chiacchiere col proprietario dopo cena che conosce una signora di Brescia... ti pareva! Parliamo anche di calcio ma vista la figuraccia della nazionale mi resta solo da augurare alla Spagna di vincere il mondiale. Sono tutti talmente gentili che ti verrebbe voglia di passare per un boccone anche il giorno dopo, ma domani inizieremo il cammino vero e questa città resterà solo un ricordo. La notte nel letto a tre piazze va via tranquilla, anche se verso le quattro veniamo svegliati da una rissa in strada (e siamo al settimo piano!!) e una volta svegli non si può fare a meno di non notare il solito verso del gabbiano che gira sui tetti di Ferrol, anche lui che fa le ore piccole.






CAMINO INGLES - Giugno 2010 - Raggiungere Ferrol.

25 giugno 2010


Decisa la data non resta che trovare il mezzo per raggiungere Ferrol, città da dove parte il camino ingles. A onor del vero si potrebbe partire anche da A Coruna, dove c’è anche un comodo aeroporto, ma il cammino sarebbe più breve (88km). Col senno di poi un giro in quella città andrebbe fatto, chi ci è stato me ne ha parlato molto bene.
Arrivare a Ferrol in treno o con l’automobile è possibile, ma ci obbligherebbe a due giorni di viaggio sia per l’andata che per il ritorno e non abbiamo tutto questo tempo. Optiamo per l’aereo, primo perché sarà il nostro primo volo e secondo perché con i voli low cost ormai volare è alla portata di tutte le tasche. Il primo decollo è stato davvero emozionante ed è stato proprio un vero peccato non poter scattare una foto a Ele, tesa come un archetto che sarebbe valsa più di mille parole.
Dobbiamo fare scalo a Madrid da Bergamo e scopro troppo tardi che c’è un bel treno con cuccette che fa la tratta Madrid-Ferrol di notte, l’avrei preso sicuramente se non avessi già comprato il volo Madrid-Santiago, avrei evitato volentieri di arrivare nella città santa in aereo prima di aver percorso il cammino, però dall’aeroporto alla stazione dei bus dove prenderemo l’autobus per Ferrol c’è solo autostrada e periferia, in pratica è come non esserci mai stati. Il tempo di una bibita e una rinfrescata e siamo già sul bus che ci porterà a destinazione in poco più di un’ora, ma nel trambusto della stazione all’ora di punta non si può fare a meno di non notare i primi pellegrini che come noi sono arrivati a Santiago e devono raggiungere la località di inizio del proprio cammino oppure quelli che il cammino l’hanno già finito (hanno tutti le scarpe impolveratissime e sembrano zoppicare) e devono tornare a casa.

I primi approcci col “gallego” non sono senza difficoltà, soprattutto quando qualcuno ci rivolge la parola per avere informazioni, ma quando le informazioni servivano a noi, in un modo o nell’altro siamo sempre riusciti a capire, infatti appena giunti a Ferrol, ci siamo fatti indicare la strada per il nostro albergo da più di una persona e prima delle 20 eravamo in camera.

CAMINO INGLES Giugno 2010 - Introduzione



Il Camino Ingles (26/6 – 30/6/10) – appunti sul nostro cammino 





Intro

Era forse l’inizio di quest anno. Ele guardava in tv un documentario sul cammino di Santiago e ne restava affascinata. Io invece studiacchiavo spagnolo su http://www.livemocha.com/ da un paio di mesi senza aver in progetto nessun viaggio (e senza grandi risultati), ma solo per il piacere di imparare qualcosa di nuovo. E’ così che un giorno scambiando due parole come tante volte mi dice che vorrebbe fare questa cosa in Spagna, questo cammino di più di 700 Km verso la città dedicata all’apostolo Giacomo, che si chiama come mio suocero che è morto l’anno scorso e io come se fossi un avventuriero, un viaggiatore abituale o un atleta che dico “certo, perché no! Sto anche studiando lo spagnolo”.
Forse non saranno motivazioni propriamente religiose, ma sembra proprio che questo viaggio ci abbia chiamato. Io non so niente del cammino di Santiago se non le poche cose che mi ha descritto Ele del documentario che aveva visto e so già che toccherà a me tutta la parte organizzativa, un bell’impegno dato che non ho mai viaggiato (se non per andare al mare/montagna, Roma o Venezia) e non so proprio da che parte si cominci.
Sto già pensando ad una scusa per rimandare tutto all’infinito, è la mia specialità spostare gli impegni o i problemi fino a quando mi crollano tutti addosso in un momento ma decido (e non so ancora il perché) di darmi da fare. Internet naturalmente è una fonte inesauribile di informazioni su ogni argomento e poco alla volta scopro quello che mi serve. Non abbiamo ancora definito le date possibili o la città di partenza, ma so che servirà la credenziale, un documento particolare per poter alloggiare negli ostelli per i pellegrini.

giovedì 27 gennaio 2011

A Santiago (con l'aereo !!)

Novità da Ryanair: dalla fine di marzo 2011 sono disponibili i voli sulla tratta Milano (Bergamo-Orio al Serio) - Santiago de Compostela, l'ideale per chi volesse fare l'ultimo tratto del cammino francese o il camino ingles, senza dover fare scali in altri aeroporti (per es. Roma Ciampino o Madrid come ho fatto io lo scorso anno).
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Ricordo per chi volesse fare il cammino che con Ryanair c'è la possibilità di viaggiare col solo bagaglio a mano fino ad un certo limite di dimensioni e peso (qui le indicazioni precise) risparmiando così qualche soldo. Io con uno zaino della decathlon da 40 litri e del peso di 6 - 7 kg non ho avuto problemi.