1 luglio 2010
Oggi per me è la tappa più dura del cammino: shopping in città.. ..AIUTO!!!!
Invece avvicinandoci al centro ci imbattiamo nel famoso mercato: dentro una vecchia struttura costruita con la pietra tipica compostelliana ci sono tanti negozietti e banchi di macelleria, pescheria, fruttivendoli, venditori di 
pane, di formaggi, di souvenir, mentre all’esterno ci sono le contadine che hanno portato in città i prodotti della loro terra, donne che da noi si vedono solo nei filmati in bianco e nero, spesso vestite di nero col foulard nero in testa, con la pelle bruciata dal sole e le mani più grosse delle mie. Caratteristico anche il venditore di polpi che dopo averne bollito uno lo fa assaggiare ai passanti e i curiosi come noi e con le signore di Santiago che vanno da lui con il contenitore
della tapperware per portarlo a casa già pronto.
pane, di formaggi, di souvenir, mentre all’esterno ci sono le contadine che hanno portato in città i prodotti della loro terra, donne che da noi si vedono solo nei filmati in bianco e nero, spesso vestite di nero col foulard nero in testa, con la pelle bruciata dal sole e le mani più grosse delle mie. Caratteristico anche il venditore di polpi che dopo averne bollito uno lo fa assaggiare ai passanti e i curiosi come noi e con le signore di Santiago che vanno da lui con il contenitore
della tapperware per portarlo a casa già pronto.
Il resto della giornata lo passiamo alla ricerca di conchiglie, ciondoli, magliette e altri gingilli per turisti da portare a casa. Facciamo ancora qualche foto in giro e verso le due del pomeriggio ci mettiamo in un bar a mangiare patatine fritte e pimientos del padròn, ahimè buonissimi quanto indigesti che ci hanno provocato qualche dolor. Per la cena è una bella lotta tra me che vorrei andare alla “pulperia Concheiros”
vicino all’ostello, uno dei locali caratteristici consigliato da guide e da alcuni ospiti del Santosantiago e Ele che invece, dimentica del fatto che domani torniamo a casa, vorrebbe andare in un ristorante italiano. Anche stavolta faccio scegliere alla signora, ma cosa è certa: nei prossimi viaggi all’estero non entreremo più in un ristorante italiano, nemmeno per pisciare!
La fermata per l’aeroporto è a circa duecento metri dall’ostello, per cui oggi dormiamo un po’ più del solito e
per la prima volta coi tappi per non rischiare.

Nessun commento:
Posta un commento
lascia un segno del tuo passaggio